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Toc Toc

Non vi  è mai capitato di avere un dejà vu? Penso proprio di sì,  è quella sensazione di aver già vissuto per la seconda volta un'esperienza o un  momento. Ricordi del passato o di un'altra vita passata o futura? Il mio   di dejà vu passa da un Toc Toc, il rumore che si sente mentre si bussa una porta... Era primavera, la mia stagione preferita,  fiori che sbocciano, tepore gradevole e poche zanzare, quel giorno dovevo recuperare un mazzo di chiavi di una casa, la proprietaria era fuori città, io avevo un appuntamento di vendita  e lei mi aveva indirizzata dalla sua vicina che ne custodiva una copia. La vicina viveva in una casa indipendente,  bianca con le imposte verdi, l'ingresso direttamente su strada. Ero davanti alla porta, il numero civico corrispondeva a quello indicatomi, come il nome sulla cassetta della posta, ma niente campanello, rimasi un po' sorpresa, sulla porta vi era un picchiotto sotto forma di anello. Bussai...Toc Toc, aspettai forse una ventina
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RICORDI

ORAMAI E' NOTO CHE LE "CASE CHE PARLANO" SONO LE MIE PREFERITE, IL RACCONTO DI VITE VISSUTE ATTRAVERSO GLI ARREDI, GLI OGGETTI, LE FOTOGRAFIE, LE RIFINITURE DEI MATERIALI  MI REGALA  OGNI VOLTA LA SENSAZIONE DI TRASPORTARMI  NEL PASSATO ANCHE QUELLO MAI VISSUTO SEMPLICEMENTE APRENDO UNA PORTA.  LE CASE DI FAMIGLIA,  CON ALMENO UN CINQUANTENNIO DI VISSUTO,  PER CHI COME ME AMA VIAGGIARE DI FANTASIA SONO DEI VERI PROPRI SET PERFETTI PER UN FILM DAL SAPORE ROMANZATO.  GIA' ALL'ESTERNO DELL'ABITAZIONE CAPISCO SE HO DIFRONTE UNA CASA CHE PARLA  ED INCOMINCIO  A COLGLIERNE  TUTTI I DETTAGLI, QUALI IL VIALETTO, L'ANDRONE  DEL PALAZZO, LA PORTA PRINCIPALE, I MARMI LUCIDATI A SPECCHIO, LE PORTE CON INSERTI IN VETRO, LE LIBRERIE, LE TANTE FOTO CHE ORAMAI QUASI NESSUNO HA SE NON' A PORTATA DI SMARTPHONE,  INTERESSANTI ANCHE GLI INGRESSI CON SCRITTOI, PORCELLANA  A VISTA, DIVANI E POLTRONE CHE GODREBBERO DEL TITOLO DI PEZZI DA MODERNARIATO ED INFINE LE  LAMPADE. E

BOOM !

BOOM! Non feci in tempo e la porta sbattè violentemente dietro di noi, per un attimo pensai che mi cadesse il soffitto addosso, ringraziai il santo del giorno e mi guardai attorno. La proprietaria, una gentile signora in pensione, sorridendo mi fece strada tra gli scatoloni abbondonati chissà da quanto tempo. La polvere ricopriva ogni cosa, come spesso accade l'immobile era di famiglia, passato in successione ai figli e poi lasciato lì, fino a che la vendita diventi l'unica soluzione e che metta pace in famiglia. Vent'anni di porte chiuse, muri con l'impronta di quadri, imposte cotte dal sole e poi il freddo, quel freddo di tanti inverni senza calore.   Una bacchetta magica sarebbe stata la soluzione ma ahimè per quella ci sto ancora lavorando e allora un bel pennello con una latta di bianco era la primo passo, scatoloni, suppellettili e oggettistica in cantina, poi ordine e tanta pulizia. Voilà c'est parfait! Primo cliente, una coppia con adolescente al seguito ( n

Pausa caffè - parte seconda-

-Parte seconda - Dal bar alla soglia della mia agenzia già si era creata una buona sintonia. Ora era giunto il momento di capire se le mie proposte lo avrebbero colpito o meno.  Vigevano, città ducale, piace per la sua bella piazza, il suo fascino spesso colpisce e con Milano è collegata  dalla ferrovia. Di pendolari ne abbiamo a iosa. Il Sig. Alberto era uno di quelli, era in cerca di un bilocale in centro con terrazzino. E' amante di Bonsai, aveva ripiani e ripiani di queste belle piante. Mi parlava di loro e  di come siano impegnative, io ho il pollice nero, le faccio sempre marcire, troppa acqua mi dicono... Essere un po' poliglotta, saper sostenere ogni tipo di conversazione è importante nel mio lavoro, ma di bonsai non sapevo proprio nulla. Ne comprai uno tanti anni fa e non fece una bella fine, evitai di dirglielo. Gli proposi un appartamento con un bel terrazzino, traboccante di fiori ed edera, la proprietaria, la Sig.ra Elda, ne era molto orgogliosa. Bene! La conversaz

Pausa caffè

Era il 2016,  mese di ottobre, avevo in agenda un appuntamento con un cliente particolare, ci avevo parlato  telefonicamente un po' di  volte. Non so voi, ma io da una voce mi immagino la sua figura  e spesso ci azzecco. Avevo fissato per lui un paio di visite, il nostro incontro, però, avvenne in una delle mie pause caffè e non in agenzia.  Sono un po' metodica, alla solita ora, al di là della strada, quel giorno, come sempre, mi aspettava il mio caffè macchiato con lettura fugace della Gazzetta.  Ordinai il mio caffè, buttai l'occhio sui tavolini, poi sui giornali, cercai la Gazzetta... l'aveva un avventore del bar, un signore sulla cinquantina di bella presenza. Mi sedetti al tavolino vicino con la speranza che mollasse la presa prima della fine della mia pausa di metà mattina, forse la mia insistenza nel fissare le pagine rosa del giornale portò il signor ad alzare lo sguardo, io non abbassai il mio, mi chiese se volessi leggerlo, era sorpreso che una donna leggesse

Pronti, partenza, via 💫

 Dove eravamo rimasti? Alla quarantena! Agli inizi di questa pandemia il #restare a casa lo stimavo in 2/3 settimane. Mi sono sbagliata, accidenti se mi sono sbagliata...siamo ad 8! In casa mia siamo in quattro più Duca, il nostro cane, lui sicuramente ha vissuto il lockdown come una manna dal cielo; anche noi abbiamo retto abbastanza bene, i ragazzi al mattino compiti ( più il piccolo che il grande a dire il vero) e al pomeriggio play station come se non ci fosse un domani ( una manna dal cielo anche per loro, e quando gli ricapita!); il marito  è conclamato netflix dipendente,  addetto alla spesa e barista di casa, il suo caffè è insuperabile; io invece  oltre ad avere imparato come tutti voi a far la pasta della pizza mi sono data alla maglia, si avete letto bene, sferruzzo coi  ferri, ho dato ascolto  allo psichiatra Morelli, ci si  rilassa dice, vero! ma dopo borsette, porta occhiali, scaldacollo, porta trucchi la mia vena creativa si è esaurita e sono passata  dalle mascherin

covid-19

Quando ne sentii parlare per la prima volta mi inquietai abbastanza, vedere ciò che succedeva in Cina mi sembrava irreale, un film. Io stavo risorgendo dalla malattia, la settimana dei primi contagi italiani stavo facendo il mio primo controllo follow up, esiti negativi! Avevo ripreso il mio lavoro da poco tempo anche se a tempo ridotto ma con lo spirito di chi non molla, di chi non si fa piegare dai dolori di prima mattina, di chi con un rossetto cerca di accettare un viso e un corpo segnato dalle cure, di chi sente il bisogno di tornare alla vita, quella di prima. Del cancro parlo poco, ma è presente nei miei pensieri,  ne ho timore e non lo sbeffeggio, so che potrebbe vincere la partita se volesse. Io combatto con le armi che mi danno e nel frattempo vivo, scrivo il blog, curo la mia famiglia e cerco di rientrare nella mia attività di agente immobiliare. Già, ma chi ti arriva? Covid-19, un nome che mi fa pensare ad un auto, a un prodotto commerciale e invece no, è un virus ch